giovedì 7 ottobre 2010

Se (Rudyard Kipling)

Se puoi non perdere la testa quando tutti attorno a te
L' hanno perduta e te ne incolpano,
Se puoi ancora credere in te stesso, quando più nessuno crede in te,
E tuttavia ti chiedi se non abbiano ragione gli altri e torto tu.
Se puoi attendere con calma ciò che ti spetta
o se, perseguitato, non pagare
odio con odio, offesa con vendetta,
senza per questo abbandonarti al gusto di stimarti santo tra i santi, e tra i giusti il giusto.

Se puoi sognare, e tuttavia non perderti nelle reti del sogno,
Se puoi pensare senza tutto concedere al pensiero;
Se puoi fissare in volto trionfo e disonore,
E senza per questo spalancare il cuore a nessuno dei due.
Se senza batter ciglio puoi il tuo vero vedere fatto menzogna sulle labbra dell'insincero,
E di colpo crollare quanto hai caro per tosto ricomporlo con amaro coraggio.
Se in un solo colpo puoi rischiare tutto quanto hai avuto dalla vita e perderlo,
E poi ricominciare senza pentirti della tua partita;

Se potrai richiamare il tuo coraggio quando da un pezzo lo avrai dilapidato
E stare saldo quando sai che tu altro non puoi più fare,
Se non dirti "Su!".

Se puoi toccare il fango senza insozzarti
E dar la mano ai re senza esaltarti.
Se amico o nemico male potrà mai farti.
Se tutti gli uomini avrai cari ugualmente, ma più degli altri nessuno.
Se nel balzo saprai d'un solo istante
superare l'istante che non perdona,
Tua è allora la Terra, e tutto ciò che dona,
Allora sarai uomo, figlio mio.

Rudyard Kipling

sabato 25 settembre 2010

Nemesi

Ci dicono che la crisi è strutturale: io sono d'accordo, ma che significa strutturale? Si definisce strutturale una un vizio in un sistema più o meno complesso, che non può essere corretto se non rimuovendo le cause(strutture) che rendono tale sistema instabile. Invece noto con stupore che i governi, tutti, si preoccupano di far "ripartire" l'economia ed allora ti rendi conto che della crisi i signori della terra, non hanno ancora capito nulla. Ricercatori, scienziati, queste nobili figure della nostra illuminata epoca, sembrano non rendersi conto di essere orma funzionali al solo sistema della produzione di massa. Si progettano e si producono beni di consumo e non beni durevoli, si spacciano come novità piccole e magari inutili migliorie, solo per indurre falsi bisogni e quindi sostenere consumi quasi sempre inutili. Ci dicono che le culture transgeniche servono per risolvere il problema delle carenze alimentari e nutrire gli affamati, ma dicevano le stesse cose quando gli affamati erano solo pochi milioni e con gli interventi che ci consigliavano allora, oggi di affamati ne abbiamo un miliardo, quindi forse si preoccupano solo di avere più affamati. Gli intellettuali continuano a prendersela con il capitalismo senza accorgersi che il nemico vero, si trova dall'altra parte. Se al mondo non esistesse più un solo capitalista e si attuasse il socialismo utopico perfetto, non quello di Stalin e dei gulag, ma proprio quello di Marx, o di chi in suo nome auspica l'avvento dell'socialismo ugualitaristico, il mondo starebbe ancora peggio di come sta adesso. Invece di avere un miliardo di consumatori ne avremmo 7 magari 8 e poi 10 miliardi.
Avremmo meno panfili ma in compenso ci sarebbero miliardi di automobili, magari piccole e poco inquinanti, dovremmo costruire tante case popolari da cementificare una buona parte del pianeta, ognuna delle quali con il suo bel frigorifero, tv al plasma ed ogni sorta di amenità tecnologica. Avremmo milioni di asili nido, dove allevare milioni o forse miliardi di bambini, che diverranno a loro volta consumatori e via in un ciclo infinito, anzi no! Finito, poiché piaccia o meno,le risorse sono quelle che sono. Quale che sia il sistema sociale che si attua, fosse anche il migliore possibile, non risolveremmo il problema di fondo, e cioè che siamo in troppi. Poiché, sia chiaro! Anche 30 miliardi di abitanti di Arcadia produrrebbero tanto metano da condurci inesorabilmente all'estinzione. Quindi il problema non consiste in, destra, sinistra sopra o sotto, il problema è che dobbiamo affrettarci e progettare un nuovo modello, non di sviluppo, senza per questo escluderlo, ma di umanità, un modello i cui caratteri fondanti debbano essere condivisi da tutti e non uno che paia migliore a me o a te. Questo per evitare gli errori del passato ed evitare che i nostri nipoti sputino sulle nostre tombe. Non vi è alternativa possibile! Diversamente, assisteremo a guerre, carestie e forse anche alla nostra estinzione, che sia tra 10 20 o 100 anni che differenza fa?

Etimologia della Uallera o Guallera

Questo termine napoletano che si pronuncia “uallera”, stà ad indicare

il sacco scrotale preposto al contenimento dei testicoli.

Viene anche usato per sottolineare un senso di noia

o di fastidio (me fatt na uallara tant...).

Alcune sue varianti indicano il carattere

particolarmente tedioso di certi individui es. Guallaruso.

Ipotesi Etimologica

Dice il Corrado ne Il Cuoco Galante che a napoli nel settecento
i tacchini son detti Galli d'india.
Cap. V pag. 62

Si osserva che attualmente il terminee partenopeo che identifica
Il tacchino (Guallarino) potrebbe essere la traduzione di Gall(gallo)
r'india (d'india) da cui G(u)all (d)a rin(di)a.
Quindi, per affinità morfologica tra lo scroto ed il bargiglio
del gallinaceo, potrebbe aver avuto origine il termine Guallera.

giovedì 23 settembre 2010

Ci dicono che la crisi è strutturale; io sono d'accordo, ma che significa strutturale? Si definisce strutturale il vizio presente in un sistema più o meno complesso. Proprio perchè strutturale, lo si può risolvere unicamente  rimuovendone le cause, cioè le strutture che rendono quel sistema instabile. Noto invece con stupore che i governi, tutti, si preoccupano di far "ripartire" l'economia, ed allora ti accorgi che della crisi i signori della terra non hanno ancora capito nulla. Ricercatori, scienziati politici, tutte nobili figure di questa illuminata epoca, sembrano non accorgersi di essere ormai funzionali al solo sistema della produzione e dei consumi. Si progettano e si producono beni. Tuttavia li si vuole effimeri. Si spacciano come novità rivoluzionarie, piccole e magari inutili migliorie, tutto al solo scopo di indurre falsi bisogni e sostenere consumi quasi sempre inutili. Ci dicono che le culture transgeniche servono per risolvere il problema delle carenze alimentari e nutrire gli affamati, ma dicevano le stesse cose, quando gli affamati erano solo pochi milioni e con gli interventi che ci consigliavano allora, oggi di affamati ne abbiamo un miliardo quindi, forse, la loro vera preoccupazione è avere più affamati. Gli intellettuali continuano a ad indicare nel capitalismo la fonte di ogni male, senza rendersi conto che il nemico vero, si trova dall'altra parte. Se al mondo non esistesse più un solo capitalista e si attuasse il socialismo utopico perfetto, non quello di Stalin e dei gulag, ma quello di Marx o di chi in suo nome auspica l'avvento dell'socialismo ugualitaristico, finiremmo per stare peggio di adesso. Invece di avere un miliardo di consumatori ne avremmo 7 e magari 8 e poi 10, avremmo meno panfili ma miliardi di automobili, magari piccole e poco inquinanti, avremmo tante case popolari da dover cementificare una buona parte della terra, ognuna delle quali con il suo bel frigorifero, tv al plasma ed ogni altra amenità tecnologica. Avremmo milioni di asili nido, dove allevare milioni o forse miliardi di bambini, che diverranno a loro volta consumatori e via in un ciclo infinito, anzi no finito, poiché piaccia o meno,le risorse sono quelle che sono. Quale che sia il sistema sociale che si scelga, fosse anche il migliore possibile, non risolveremmo il problema di fondo, e cioè che siamo in troppi. Perché, sia chiaro! Anche 30 miliardi di abitanti di Arcadia produrrebbero tanto metano da condurci inesorabilmente all'estinzione. Quindi il problema non è destra sinistra sopra o sotto, il problema è che dobbiamo affrettarci e progettare un nuovo modello, non di sviluppo, senza per questo escluderlo, ma di umanità, un modello i cui caratteri fondanti debbano essere condivisi da tutti e non uno che paia migliore a me o a te. Questo per evitare gli errori del passato e garantirci un futuro. Non vi è alternativa possibile! Altrimenti assisteremo a guerre, carestie e forse alla fine i nostri nipoti sputeranno sulle nostre tombe, che sia tra 10 20 o 100 anni che differenza fa?

lunedì 6 ottobre 2008

Fratello

A Raffaele

Come potevamo noi sapere

quanto fossero magnifici quegli anni

quando ogni momento è eterno

quando ogni passione sconvolge

quando il mondo ci appartiene

ma i sogni come le illusioni

ci abbandonano con l'età

ed un giorno anche tu ci hai lasciato

presto troppo presto

ma non sono triste

se ti ho conociuto bene tu

ora sei là dove i sogni e le illusioni

durano per sempre


Gennaro & Raffaele nel fiore degli anni:-)


Holland-Strasse

Ricordo che avevo paura, paura di restare solo.

Mio padre lavorava notte e
giorno, mia madre usciva all'alba ed io restavo
solo, solo in quella mansarda, al terzo piano di holland strasse, allora lento... mi vestivo, allacciavo il cappottino e scendevo in strada.

Ricordo le facce assonnate ed un po' stupite dei passanti ma soprattutto ricordo i colori anzi un colore- il grigio - grigia la strada, grigi i lampioni, grige le facce dei passanti.

Allora mi avviavo; nel ricordo sembrano chilometri in realtà dovevano essere non più di cento metri ma la meta era sempre la stessa, il posto dove splendevano i colori.

Arrivato a destinazione poggiavo la fronte sulla grande vetrina e cominciavo a sognare.
Quante ore ho passato davanti a quella vetrina del negozio di giocattoli, all'angolo di holland strasse, era il 1963 ed avevo 7 anni quando ho imparato a sognare.

venerdì 3 ottobre 2008

Il Mistero della Carbonara

Forse non tutti sanno che di questo delizioso piatto non si conoscono con certezza le origini.
Molte cose sono state scritte sulla sua improvvisa comparsa, così anche io dirò la mia, senza pretendere che essa rappresenti la verità ma semplicemente riportando i fatti come io li ho interpretati.
Un esauriente sintesi delle principali tesi riportate al riguardo si può trovare sul sito de le Scienze. Altro sito che riporta interessanti informazioni su questa ricetta è quello di Stefano & Marco.
Noterete che aggirandovi per i siti citati, vengono sostanzialmente riportate tesi che sembrano inconciliabili tra loro, la tesi napoletana quella americana e quella dei carbonai.
In questo articolo mi propongo dimostrare che in realtà queste tesi potrebbero essere tutte vere, anzi esse in realtà descriverebbero in maniera completa la genesi della ricetta, seguitemi ed alla fine giudicate se la mia ipotesi è inverosimile.
Il primo aspetto riguarda il nome, carbonara sembra riferirsi al carbone e quindi la si associa ai boscaioli che facevano il carbone nell'appennino, ma si dimentica che all'epoca a cui si riferisce la comparsa della ricetta, la fine della seconda guerra mondiale, era molto diffuso nelle citta il mestiere di carbonaro, colui cioè che consegnava il carbone nelle case trasportandolo su carretti.
Secondo punto è l'eventuale origine napoletana della ricetta, questa tesi sembra acquistare sempre maggior forza non tanto in quanto vi sia stata inventata la carbonara, ma piuttosto per il fatto che là potrebbe essere stata attinta l'idea originaria che ha portato alla sua creazione, infatti esistono svariate ricette della cucina partenopea che sono sostanzialmente una carbonara in nuce.
Basterebbe citare il Cavalcanti ed i suoi vari timballi, la pasta e piselli o pasta e zucchine nella loro variante con uova sbattute, senza dimenticare pasta cas' e ova, i primi due prevedono l'uso di lardo a pezzetti, uova, pepe e formaggio grattuggiato, il tutto aggiunto una volta pronta la pasta.
Terzo punto, le truppe americane sembrano aver avuto un ruolo fondamentale nella genesi della ricetta, e non sembra azzardato pensare che la cosa sia fondata, infatti proprio in quei mesi gli alleati dopo Napoli occuparono Roma, è noto ai più che molti furono i "contatti" tra le truppe angloamericane e le donne di Napoli, non è casuale il fatto che all'argomento è dedicata una famosa canzone del repertorio partenopeo "Tammuriata Nera".
Si può inoltre osservare come soprattutto nella versione americana della ricetta, il piatto si presenti con l'acqua di cottura, dettaglio importante se si considera che nei piatti citati come possibile origine, il liquido di cottura non viene scolato.
Quindi ricapitolando vi sono fondate ragioni per ipotizzare uno scenario del seguente tipo.
Alcuni dei mrines entrano a Napoli ed hanno esperienza di una delle ricette della cucina partenopea (perchè no in casa di un carbonaro?), una volta trasferitesi a Roma tentato di riprodurre, direttamente o attraverso un locale la ricetta originale, aggiustando o modificando in funzione degli ingredienti disponibili danno il via alla creazione di quella meraviglia gastronomica che noi oggi chiamiamo Carbonara.